La camera bianca per recupero dati: principio di utilizzo

La camera bianca per recupero dati: principio di utilizzo

L’utilizzo della camera bianca per recupero dati è divenuto piuttosto popolare in tempi recenti, dove il mercato di hard disk e varie periferiche in grado di salvare dati interessa ormai tutta la popolazione mondiale, e l’esigenza di recuperare tali dati è, di conseguenza, sempre più una costante. Con il termine recupero si intende il ripristino di file che, a seguito di danneggiamenti per urti o cadute, o altri malfunzionamenti dell’hardware, possono essere andati perduti per sempre. 

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Perché si utilizza la camera bianca per recupero dati

Non tutti forse sanno che le camere bianche nascono in USA negli anni ‘60 proprio per lavorazioni di industria elettronica, un settore che espandendosi si è andato a raffinare sempre più nel tempo, e ha perciò necessitato di accortezze produttive sempre maggiori; una su tutte, il bisogno di operare in condizioni di elevata pulizia dell’aria, al fine di preservare la qualità di componenti estremamente sensibili che soffrono le contaminazioni da polvere e altre impurezze aeree alle quali sono facilmente esposte. Ed è così che nascono questi sistemi, che hanno trovato nel tempo impiego anche nelle operazioni di recupero dei dati di device e memorie esterne.

Camera bianca per recupero dati, come avviene il processo

La procedura di recupero dati di un hardware fisicamente danneggiato presume prima di tutto un intervento di tipo fisico. Questo viene eseguito all’interno della camera bianca, dove l’oggetto viene smontato per esaminarne lo stato e ripristinare le sue funzionalità meccaniche prima di procedere con i software specifici per il lavoro di lettura e gestione dei dati; ciò può avvenire sostituendo le componenti, pulendole con speciali solventi o con ultrasuoni, riallineando la testina o i piatti, e ancora sostituendo i microchip. La camera bianca ottimale per questa funzione è di classe 100, ovvero che filtra e purifica l’aria fino ad avere un ambiente dove la concentrazione di particelle di dimensioni superiori a 0,5 µm non può superare il valore di 100 per piede cubo d’aria. Se infatti un singolo granello d’aria si va a depositare tra il piatto e la testina di un hard disk (una distanza di pochissimi nanometri) il supporto può infatti compromettersi per sempre.  Quando la parte meccanica è stata ripristinata, è poi possibile lavorare con soluzioni software che effettuano analisi a basso livello per verificare lo stato dei dati e provvedere al recupero.

Camera bianca per recupero dati, perché rivolgersi a Phamm Engineering

Phamm Engineering opera da molti anni nella progettazione di camere bianche e nella vendita delle migliori componenti disponibili anche in misure fuori standard. Con il nostro servizio chiavi in mano possiamo realizzare strutture ad hoc per chi è interessato al settore del recupero dati, offrendo specializzazione e know-how dei massimi livelli.

Potete richiedere maggiori informazioni sull’utilizzo delle camere bianche per recupero dati contattando ora Phamm Engineering.

By |Novembre 18th, 2019|LU3G|0 Comments

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